Visualizzazione post con etichetta recensioni film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni film. Mostra tutti i post

giovedì 2 ottobre 2008

BURN AFTER READING (F.lli Coen - 2008)

E' facile dare un giudizio su quest'ultima performance dei fratelli Coen. Il film piace e piacerà a chiunque lo guardi. Ne sono certo. Perchè è l'esempio tipico di film spassoso che ti impedisce di non seguire ogni istante del film. Dialoghi, personaggi e situazioni studiate e messe insieme con grande classe e con grande amore per il cinema. Mettere insieme Brad Pitt (che sembra un ventenne), George Clooney, John Malkhovich e la bravissima Frances Mc Dormand ed avere come risultato una schiera di personaggi originali ed estrosi. Gente comune coi vizi della società d'oggi che si incrociano in una trama che tira in ballo la Cia e la Russia con un'ironia sottile e sofisticata tipica della poetica dei registi di No country for old men.
Accontenta tutti. I fun dei Coen, gli amanti della commedia, coloro che cercano mero svago, le ragazzine che strippano per i divi di Hollywood, gli studenti di recitazione. Grazie al cielo i fratellini sono giovani, aspettiamoci altre perle, perchè pare che abbiano ancora molta voglia di far bene al cinema.

venerdì 1 agosto 2008

RAIN MAN (Barry Levinson - 1988)

Strappare lacrime proiettando la storia di un uomo autistico è il più delle volte estorcerle allo spettatore. Un colpo basso, troppo facile. Si rischia di creare voyeurismo dell'handicap. Ma Rain Man è un film tutto sommato onesto, una storia che in fondo è molto semplice (un giovane in carriera e con grande bisogno di denaro scopre, alla morte del padre con cui aveva tagliato da tempo ogni legame, di avere un fratello che ha ereditato tutto e che si trova chiuso in un ospedale psichiatrico in quanto autistico) e due attori che più di tutto fanno della pellicola un'opera densa che intrattiene. Dustin Hoffmann è eccellente nella parte di Raymond, il genio - autistico, riesce a non banalizzare il ruolo, a rimanere coerente nella sua interpretazione senza dare mai segni d'improbabili virate verso la lucidità. Si ha l'impressione che gran parte della gestualità, dei tic e delle battute sia farina del suo sacco. E' la conferma di un grandissimo. Addirittura Tom Cruise convince nell'interpretare la presa di coscienza morale di un giovane venditore di auto di lusso che si umanizza col passare delle scene fino a rifiutare il denaro per i buoni sentimenti nei confronti del fratello inizialmente odiato a causa del disprezzo da sempre nutrito nei confronti del padre. E' necessario citare Valeria Golino che interpreta la fidanzata di Cruise. Giovane e bella, una parte che la immortala per sempre. Si può capire perchè Scamarcio possa essersene innamorato pesantemente.
Il film è da vedere. Magari non una noiosa domenica pomeriggio di pioggia. Potrebbe lasciarvi un ulteriore senso di malinconia. Di certo è un film da mercoledì sera. Può commuovere anche un carpentiere livornese.

domenica 6 luglio 2008

INLAND EMPIRE (David Lynch - 2006)

Vedere INLAND EMPIRE senza conoscere alcun precedente di Lynch, potrebbe risultare un’esperienza pessima. Forse, i più, dopo un’ora d’immagini abbandonerebbero la sala o leverebbero il dvd senza nemmeno premere “stop”. Oppure lo guarderebbero fino in fondo solo per una curiosità illusa di poter avere, chissà, magari, un clamoroso finale chiarificatore.
Ma approcciarsi a Lynch tramite queste tre ore di film può anche essere entusiasmante; basta non avere in mente il limitante concetto di cinema come mero mezzo d’intrattenimento. Si sappia che si è di fronte ad un’esperienza metacinematografica. Si cerchi di uscire dalla convinzione che un film debba svilupparsi in una trama. Si ha da esser pronti, un volta tanto, a subire le immagini che stanno innanzi sullo schermo; lasciar che esse investano lo spettatore e lo conducano nel profondo del proprio io. In ogni caso il consiglio è di affrontare David Lynch partendo da realizzazioni precedenti (non necessariamente in rigoroso ordine cronologico), perché il film in oggetto è una summa dell’arte lynchiana, nonostante una gran fetta di critica dica che il concetto sia limitante. Forse è vero ma IE è David Lynch.
L’esperienza extrasensoriale di IE è davvero unica se si ha la capacità di non farsi buttare giù dal grattacielo dalla vertiginosa e straniante vicenda, la quale pare a tratti essere un miraggio di una mente deviata. Ma se si cerca a fondo si può davvero scoprire che le immagini in movimento siano d’immediata comprensione. Il più grande pregio dell’opera è la funzione psicanalitica, la capacità di rappresentare sensazioni e sentimenti quali l’amore, la gelosia, le paure nascoste, i sensi di colpa, attraverso situazioni ora assurde e insolite, ora terribilmente comuni e inquietanti. Il sesso, il successo, la ricchezza, i valori nuovi della nostra società, raccontati magistralmente, sono tenuti insieme dallo stesso legame che utilizzano i sogni per collegarsi tra loro anche per mezzo di una colonna sonora altamente sofisticata e degli effetti sonori potentissimi. Un brano su tutti è da evidenziare. “The Ghost of Love”, scritta e interpretata dallo stesso regista; voce distorta, musica che diventerà manifesto del lynchismo musicale e un messaggio ossessivo che si ripete, “strange what love does”, sentenza che forse meglio riassume l’intera opera. E’ strano ciò che fa l’amore. A volte si diventa poeti, altre genera mostri, volti disumani, bocche voraci, atmosfere cupe, ombre che si aggirano in cinema oscuri, clochard che vegliano la resa dell’anima su un marciapiede, cortili polacchi innevati, uomini – coniglio protagonisti di sit com prive di senso. Cose strane. E chi più di Lynch sa destreggiarsi nell’insolito?
Ma il livello del film è alto anche grazie alle perfette interpretazioni degli attori. Laura Dern pesca il jolly e si catapulta nell’olimpo delle star, interpretando una star di Hollywood. Justin Theroux è bravo come sempre ed è assodato che sia diventato una delle prime scelte di Lynch. Vorremmo vederli più spesso all’opera. Ma forse è meglio così, le candele nel buio acquistano valore.
Si potrebbe discutere a lungo anche riguardo al tema del cinema nel cinema. Una delle circostanze del film che più attira la nostra attenzione e ci fa credere che la chiave dell’ipotetico scioglimento del nodo della trama sia appunto in quel fatto, è lo straordinario paradosso del film nel film. I due protagonisti sono amanti nel film cui partecipano. Ma sono amanti anche nella vita reale? Questo è reso in modo completamente incomprensibile. Spesso lo spettatore crede di trovarsi di fronte a un dialogo tra i due, ma d’un tratto lo “stop” urlato dal regista fa cadere la certezza. Sono sul set o lontani dalle telecamere?
Per capire cosa sto dicendo bisogna guardare IE. Per comprendere IE bisogna lasciarsi guardare da esso. Scevri di pregiudizi. Privi di pre concetti. Con lo spirito pronto ad accogliere in sé immagini e ad elaborarle. State certi che qualcosa vi rimarrà e non abbiate paura di dare voi un senso al delirio. Anche da neofiti.